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L'Acchianata di Santa Rosalia

La tradizione

La Santuzza e la sua montagna

Una ragazza di famiglia normanna che sceglie una grotta, una città stremata dalla peste, delle ossa ritrovate quattro secoli e mezzo dopo. Da lì nasce il legame fra Palermo e il Monte Pellegrino che ogni settembre si rinnova a piedi.

  1. 1130 circa Nasce Rosalia, da nobile famiglia di origine normanna
  2. 1160 circa Lascia la corte e si ritira in eremitaggio sul Monte Pellegrino
  3. 1624 La peste colpisce Palermo. Sul monte vengono ritrovate delle ossa
  4. 1625 Le reliquie sfilano per la città. L'epidemia si spegne
  5. Da allora Ogni 4 settembre i palermitani salgono al Santuario

L'cchianata non è solo il cammino del 4 settembre: è un percorso che vive tutto l’anno. Ogni giorno, fedeli e pellegrini percorrono il sentiero verso il Santuario di Santa Rosalia, portando con sé la propria fede, le proprie intenzioni e una preghiera.

Una ragazza che sceglie la roccia

Di Rosalia si sa poco, e quel poco è intrecciato a secoli di racconto orale. La tradizione la vuole nata a Palermo attorno al 1130, figlia di una famiglia nobile che vantava discendenza normanna, cresciuta alla corte di Ruggero II. A un certo punto — e qui la storia lascia il posto alla leggenda — rifiuta la vita che le spetta e sale sul monte che chiude la città a nord.

Sceglie una grotta. Ci vive da eremita fino alla morte, che le fonti collocano fra il 1165 e il 1170. Nessuno, per quattro secoli e mezzo, sa più nulla di lei se non un nome tramandato e qualche iscrizione.

Il monte, però, era già sacro da molto prima. Sui suoi sentieri i pastori salivano dalla preistoria, e sulla roccia della Valle del Porco un pellegrino bizantino incise una croce e un'invocazione in greco. Quando Rosalia arriva lassù, cammina su una strada che qualcuno percorreva già da millenni.

1624: la città che si ferma

Nella primavera del 1624 la peste entra a Palermo. È il tipo di catastrofe che svuota le strade, chiude le botteghe, riempie le fosse comuni. La città prova tutto: quarantene, processioni, i quattro santi patroni che fino a quel momento la proteggevano.

È in quei mesi che sul Monte Pellegrino vengono ritrovate delle ossa, in una grotta. Le si riconosce come quelle di Rosalia. Nel 1625 le reliquie vengono portate in processione per le vie della città, e l'epidemia — che stava già esaurendo il suo corso, direbbe uno storico della medicina — si spegne.

Per i palermitani il conto è chiuso: è stata lei. Rosalia diventa patrona, soppianta i quattro santi precedenti, e la grotta diventa santuario. Attorno a quella roccia viene costruita la chiesa che si vede ancora oggi.

Sii glorificato dovunque sempre, o Dio Iscrizione bizantina sulla roccia della Valle del Porco

Due feste, due direzioni

Palermo festeggia la sua patrona due volte l'anno, e la differenza fra le due occasioni è tutta nel verso del movimento.

10 – 15 luglio

Il Festino

La festa barocca della città: il carro trionfale, la folla del Cassaro, i fuochi d'artificio al Foro Italico. È la Santa che scende fra la gente, portata in processione per le strade che nel 1625 attraversò per la prima volta.

Notte fra il 3 e il 4 settembre

L'Acchianata

Nessun carro, nessun fuoco. Sono i palermitani a salire da lei, a piedi, lungo la Scala Vecchia. Il 4 settembre è il giorno della sua morte: il dies natalis, la nascita alla vita eterna.

A luglio è la Santa a fare visita alla città. A settembre è la città a ricambiare.

La notte del 3 settembre

Si parte dalle falde quando è già buio. Si sale in silenzio o cantando, da soli o in comitiva, scalzi per voto o con le scarpe da ginnastica, spingendo i passeggini nei tratti larghi e portandoli a braccia in quelli stretti. C'è chi recita il rosario e chi non prega affatto ma sale lo stesso, perché lo faceva suo padre.

La fatica livella: sulla Scala Vecchia le differenze sociali contano poco, e chi arranca viene incoraggiato da sconosciuti. Le confraternite salgono con i loro stendardi, i ragazzi si passano in spalla il fercolo della Santa, e in cima, verso l'alba, si arriva a una piana affollata di gente che ha camminato tutta la notte.

Non è mai stata solo devozione. Giuseppe Pitrè, che la osservò e la descrisse alla fine dell'Ottocento, annotava che quasi mezza Palermo saliva al monte, e che quell'atto di fede era al tempo stesso il divertimento più atteso dell'anno: famiglie attendate davanti alla chiesa, chi mangiava, chi ballava, chi cantava al suono della chitarra.

Il rito è rimasto quello. Cambiano le scarpe e le torce — oggi elettriche — ma la salita è la stessa, e le pietre pure.

E oggi

Ogni anno migliaia di persone rifanno l'acchianata. L'Arcivescovo guida il pellegrinaggio dalle falde in prima serata, i volontari della protezione civile presidiano i tratti più insidiosi, via Bonanno viene chiusa alle auto. Le salite proseguono per tutto il mese di settembre, con meno folla e altrettanta convinzione.

Questo progetto non aggiunge nulla al rito: prova soltanto ad accompagnarlo. Cinque tappe lungo il percorso raccontano quello che il pellegrino sta attraversando mentre lo attraversa. E per chi è lontano, o non può salire, le stesse cinque tappe si possono percorrere da qualunque parte del mondo.

Viva Palermo e Santa Rosalia

Le tre vie del monte

Verso la grotta non c'è mai stata una strada sola: la Valle del Porco, la Scala Vecchia e la Scala Nuova si sovrappongono nei secoli. Il racconto completo è in home page.